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Iran: la nuova sfida degli Ayatollah di Teheran
L’elezione, per molti a sorpresa, del quasi sconosciuto sindaco di Teheran, Mahmoud Ahmadinejad, alla Presidenza della Repubblica Islamica dell’Iran, apre una nuova fase nelle relazioni di questo antico Paese con l’Occidente. La posizione geografica dell’Iran, al centro delle principali vie di transito di petrolio e gas, nonché le sue immense riserve sotterranee, fanno della Repubblica Islamica un elemento insostituibile nelle relazione tra Paesi consumatori di energia e quelli produttori. Di questo dovevano discutere i grandi della terra, più Cina ed India come invitati speciali, durante l’ultimo vertice del G8 in Scozia se la triste e preoccupante notizia degli attentati di Londra non ne avesse condizionato lo svolgimento. Gli attentati di Londra del 7 luglio scorso, rivendicati dalle Brigate Abu Hafs al Masri, una delle principali formazioni qaediste, che tra l’altro l’11 marzo 2004 aveva assunto la responsabilità degli attentati di Madrid, hanno però solo rimandato la discussione sul nuovo corso iraniano e sui pericoli che questo cambio di rotta nella Repubblica Islamica può rappresentare per l’Occidente. Le cancellerie occidentali attendevano con ansia e forse troppo ottimismo, l’elezione di un successore pragmatico del timido riformista Mohammad Khatami. Il presidente uscente, infatti, ha deluso le aspettative di molti iraniani e della comunità internazionale perché non è riuscito ad attuare le riforme promesse ed a vincere la forte e incessante opposizione di settori conservatori del clero, guidati dall’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, leader spirituale del Paese il Rahbar. Autore: Ahmad Rafat
Sommario
Presentazione La delusione dei riformisti L’ascesa dei Pasdaran La politica estera dell’energia Dialogo o scontro con l’occidente?
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